Crisi climatica, Greenpeace: “Prepariamoci allo schianto”

In occasione della Giornata mondiale dell'Ambiente del 5 giugno abbiamo raggiunto Alessandro Giannì di Greenpeace Italia: "I problemi risalgono a decenni fa e continuano a rimanere senza una reale soluzione. Anzi, dal Green Deal siamo passati al War Deal. Ma la questione rimane attuale: ogni anno tre milioni di persone muoiono per cause collegate all'uso di combustibili fossili. Gli interessi sono altri: è come se qualcuno che sta andando a tutta velocità contro un muro non frena perché ha paura di rovinare le gomme. E chi protesta viene criminalizzato"

Ambiente Giannì

Il 5 giugno è la Giornata mondiale dell’Ambiente. Per l’occasione abbiamo raggiunto Alessandro Giannì, responsabile delle Relazioni istituzionali e scientifiche di Greenpeace Italia, che ci ha raccontato come si arriva a questa giornata. “Si arriva con la consapevolezza che l’ambiente tanto bene non sta, altrimenti forse non ci sarebbe bisogno di una giornata dedicata all’ambiente”, commenta Giannì.

Secondo l’esperto, il sentimento è duplice. “Da una parte – spiega – è un bene che ci sia questa consapevolezza, dall’altra è un male perché i problemi risalgono a decenni fa e continuano a rimanere senza una reale soluzione e ostaggio di chiacchiere assurde. L’ultima proprio in Italia sull’energia nucleare, una bufala di produzione clamorosa: preferiamo illuderci che risolveremo i nostri problemi con impianti nucleari che se va bene avremo intorno al 2040″.

Giannì non nega però che ci sia stata un’evoluzione positiva negli ultimi anni rispetto a come viene percepito il tema dell’ambiente. “L’evoluzione c’è stata – aggiunge -: ci ricordiamo tutti che c’è stato un momento in cui, grazie a Fridays For Future, la questione in particolare del clima era sulla bocca di tutti, se ne parlava. Era anche manipolata, come tutto quello che succede in questo mondo, ma per esempio l’Unione europea aveva varato il famoso Green Deal“.

Poi, però, si sono susseguiti il Covid e la guerra in Ucraina: “Dal Green Deal siamo passati al War Deal. I soldi sono ora destinati alla produzione di armi, che non è mai una bella cosa. L’ambiente viene definanziato e spesso criminalizzato con vari attacchi ai progetti Life ma anche agli attivisti che protestano per i disastri ambientali in corso”.

Ambiente: una crisi attuale per Giannì

Secondo Giannì, infatti, non si tratta del futuro. “La gente già adesso muore a causa dei combustibili fossili – dice -. L’ultimo rapporto di The Lancet, una rivista inglese molto famosa di medicina, parla di una cifra ampiamente superiore ai tre milioni di persone che ogni anno muoiono per cause collegate all’uso di combustibili fossili. Ma ci sono decessi legati anche a ondate di calore o a conseguenze di incendi e alluvioni. Quindi non stiamo parlando del futuro, stiamo parlando di un presente che è già pericoloso e che in assenza di risposte adeguate lo diventerà sempre di più”.

La crisi climatica, poi, è solo un aspetto. “La crisi generale è l’erosione di biodiversità e le due cose vanno insieme – continua Giannì -. Sono stato da poco nello stretto di Messina e lì per esempio i popolamenti dei fondali fino a circa 40 metri di profondità sono stati molto colpiti dall’ondata di calore del mare. Questo poi a cascata si riverbera sulla pesca e su tutto il resto”.

Ambiente: secondo Giannì priorità solo nelle parole, non nei fatti

Davanti a un mondo sempre più complesso, però, secondo Giannì l’ambiente raramente viene effettivamente trattato come una priorità: “Il problema resta passare dalle parole ai fatti. Ad esempio in Italia abbiamo aggiunto l’ambiente all’interno della Costituzione nel 2022, ma da lì in poi non è che la situazione sia migliorata. Non ci sembra che, in particolare questo governo ma onestamente anche quelli precedenti, prendano sul serio l’argomento: è come se fosse qualcosa di estraneo, come se vivessimo su Marte, mentre in realtà noi siamo parte di questo ambiente”.

È chiaro a tutti il problema, però poi gli interessi vanno sempre verso altre tematiche. “Il modo in cui stiamo affrontando la crisi ambientale lo possiamo paragonare a qualcuno che sta andando a tutta velocità contro un muro ma non frena perché ha paura di rovinare le gomme. Continuano a dirci che è troppo costoso intervenire, ma più si perde tempo più aumenteranno i costi, non solo economici ma anche in termini di vite umane”.

Non fare nulla, secondo Giannì, non è un’opzione: “Non fare nulla vuol dire condannarsi a un futuro via via sempre peggiore. Questa cosa non la si vuole capire e chi invece la capisce e la propone non viene premiato perché è una questione faticosa e complicata. Poi, però, gli effetti si pagano e ancora non abbiamo visto niente. Giusto in questi giorni l’Onu ha lanciato l’allarme sull’arrivo di El Niño, avvertendo che sarà il più forte da un secolo e mezzo a questa parte”.

Giannì pone poi un’altra questione: “L’altra domanda veramente inquietante per una persona come me che crede molto nella democrazia e nei diritti civili è come sia possibile che sia un Paese autoritario come la Cina a puntare sulle soluzioni che servono, mentre uno democratico come il nostro, come l’Unione europea o come gli Stati Uniti si rifiuta di farlo. C’è qualcosa che non va nel modo in cui funziona la nostra società”.

Il problema non è solo politico

Secondo l’esperto di Greenpeace anche i cittadini hanno una parte di colpa. “Spesso davanti ai pericoli facciamo finta di niente – sottolinea Giannì -. Il negazionismo non è solo quello dei politici o dei petrolieri, ma anche tante volte di noi stessi che preferiamo non sapere quello che sta arrivando. L’ambiente è una cosa a cui tutti aspirano, nei sondaggi emerge che tutti ritengono che ambiente e clima siano in cima alle questioni importanti, ma poi nei fatti le cose cambiano”.

Si fa anche fatica a capire determinate scelte. “Per esempio – aggiunge – chi si oppone all’energia eolica è magari lo stesso che poi si lamenta se una foresta viene devastata da un uragano. Perché la politica poi risponde anche alla pancia delle persone. E magari quelle persone sono le stesse che poi vengono colpite da un’alluvione e allora lì sì che ottengono visibilità. Però è possibile che dobbiamo essere colpiti così ferocemente per renderci conto? Questo è un po’ il dilemma della questione”.

Una questione nota da tempo

Un altro problema per Giannì è che l’arrivo del cambiamento climatico non è stato improvviso. “Che il cambiamento climatico stesse arrivando è noto dal 1969 – fa notare -: l’anno in cui l’uomo è sbarcato sulla Luna è lo stesso in cui il riscaldamento globale è entrato ufficialmente nel radar politico. Quindi stiamo parlando di un tema noto da decenni: si è voluto arrivare a questo punto con quale obiettivo? Arrivare al disastro in modo da poter poi controllare tutti con la forza delle armi? Cosa vogliono queste persone? Perché la questione ambientale non è solo una questione ambientale ma è anche una questione di diritti, di giustizia e di democrazia”.

In una situazione di catastrofe, secondo Giannì, è impossibile mantenere al sicuro diritti e democrazia: “La lotta per l’ambiente è anche una lotta per la democrazia, per i diritti civili e per la giustizia perché dove l’ambiente crolla ci sono situazioni di emergenza e nell’emergenza si tira dritto. Lo si vede dal fatto che la politica, anziché dare risposte a chi protesta, piuttosto lo criminalizza. Il governo italiano ha emanato tre decreti sicurezza in pochi anni. Ma, ripeto, non è solamente questo governo perché i decreti sicurezza sono partiti da Minniti, un governo di sinistra”.

L’inasprirsi delle crisi ha quindi dimostrato il legame profondo che esiste tra i temi dei diritti, della giustizia, della libertà e dell’ambiente. “Tutto questo – conclude Giannì – in qualche maniera ci sta portando a essere molto più spesso insieme in una causa comune. C’è una saldatura ed è di questo che hanno paura quelli che fanno i decreti di sicurezza. È stato un percorso sicuramente utile. E dato che siamo in una situazione di emergenza è bene che, oltre che utile, sia anche efficace“.

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