Diesel Euro 5, se il Piemonte cancella il suo stesso blocco

La Regione Piemonte ha approvato l'aggiornamento del Piano regionale della qualità dell'aria, annunciando di aver trovato misure alternative al blocco dei diesel Euro 5 "equivalenti" a quelle che avrebbe prodotto il divieto. Il Comitato Torino Respira ritiene questa affermazione non dimostrata e chiede che la Regione pubblichi dati a supporto. "Nel frattempo, è necessario che cittadine e cittadini conoscano la storia reale di questo provvedimento"

Diesel Euro 5, se il Piemonte cancella il suo stesso blocco

La Regione Piemonte ha approvato l’aggiornamento del Piano regionale della qualità dell’aria, annunciando di aver trovato misure alternative al blocco dei diesel Euro 5 “equivalenti” a quelle che avrebbe prodotto il divieto di circolazione. Il Comitato Torino Respira ritiene questa affermazione non dimostrata, e chiede pubblicamente che la Regione pubblichi i dati a supporto. Nel frattempo, è necessario che cittadine e cittadini conoscano la storia reale di questo provvedimento.

Cinque anni di una farsa istituzionale

Nel febbraio 2021 è la Regione Piemonte – non Bruxelles, non la Commissione europea – a decidere autonomamente di anticipare il blocco dei diesel Euro 5 dal 2025 al 2023. Nei due anni e mezzo successivi non viene fatto quasi nulla: nessuna comunicazione adeguata alla cittadinanza, nessun incentivo strutturato, nessun provvedimento attuativo. Quando nell’estate del 2023 l’imminenza del blocco scatena le proteste, lo stesso centrodestra che governa la Regione corre a Roma a chiedere un salvataggio. Il Governo interviene con il D.L. 121/2023: prima proroga, blocco rinviato al 1° ottobre 2025.

Il tempo guadagnato viene utilizzato per approvare, il 10 dicembre 2024, un nuovo Piano regionale della qualità dell’aria 2024-2030 che include – nero su bianco, con 28 voti favorevoli in Consiglio regionale – il blocco strutturale dei diesel Euro 5 dal 1° ottobre 2025 nei comuni con più di 30.000 abitanti. Il blocco è legge. Ma ad aprile 2025, a quattro mesi dalla scadenza, i Comuni di Torino, Grugliasco e Venaria segnalano che non esiste ancora alcun atto attuativo. L’assessore Marnati, interrogato in Consiglio, non sa indicare quando la misura entrerà in vigore.

Nell’estate 2025 arriva la seconda pezza: un emendamento della Lega al Decreto Infrastrutture sposta il blocco al 1° ottobre 2026 e dimezza la platea, alzando la soglia demografica da 30.000 a 100.000 abitanti. In Piemonte restano esposte solo Torino e Novara. Il ministro Salvini definisce, falsamente, il blocco “una delle follie della Commissione von der Leyen”. Il 2 agosto 2025, con tempismo balneare, la Regione delibera la revisione del Piano e costituisce una “Struttura speciale” per trovare misure alternative. A giugno 2026 il cerchio si chiude: il blocco viene cancellato del tutto, e il Piemonte viene presentato come “prima regione del Bacino Padano” ad aver trovato una soluzione innovativa. Prima regione ad essersi arresa, sarebbe più preciso.

I dati che mancano

La Regione afferma di aver raggiunto “l’equilibrio emissivo chiesto dall’Unione Europea”. È un’affermazione che richiede una dimostrazione, e quella dimostrazione non c’è. Il Piano enuncia obiettivi – riduzione di 500-700 tonnellate di ossidi di azoto e 40-70 tonnellate di polveri sottili – ma non fornisce la contabilità che mostra come le misure alternative compensino le emissioni che sarebbero state evitate dal blocco di 307.000 veicoli. Il blocco strutturale ha un’efficacia emissiva calcolabile: veicoli noti, ore di circolazione note, fattori di emissione misurati. Le misure sostitutive sono invece presentate in termini di investimento economico, senza il corrispondente beneficio emissivo quantificato, senza l’indicazione dell’arco temporale in cui si produrrebbe, senza una valutazione di incertezza. In assenza di questa contabilità trasparente, l’equivalenza dichiarata resta propaganda, non scienza.

Misure che non stanno in piedi

Alcune delle misure proposte sollevano perplessità tecniche serie. I sistemi di nebulizzazione d’acqua per la cattura del particolato – presentati con orgoglio citando Pechino, Delhi e Seoul – sono tecnologie pensate per climi caldi e umidi. La loro efficacia nelle condizioni invernali tipiche del Bacino Padano, con inversioni termiche, aria secca e stagnante, è documentata in modo del tutto insufficiente. I “cubi filtranti” stradali hanno un raggio d’azione nell’ordine di pochi metri lineari: possono migliorare l’aria davanti a una singola scuola, ma non riducono il carico emissivo regionale che genera il PM2.5 secondario. Usarli come compensazione del blocco di 307.000 veicoli significa confondere due ordini di grandezza incomparabili. Queste non sono misure di risanamento della qualità dell’aria: sono misure di comunicazione politica.

Il rischio concreto dei biodiesel

La misura cardine del pacchetto – 14 milioni di euro di incentivi per alimentare i diesel Euro 5 e 6 con biocarburanti HVO – merita un’attenzione particolare, perché rischia di produrre un effetto opposto a quello dichiarato. L’HVO riduce le emissioni di CO₂ su base ciclo di vita, ma il quadro sugli ossidi di azoto – il principale problema dei diesel in area urbana, e il principale precursore del PM2.5 secondario – è tutt’altro che favorevole. Diversi studi mostrano che la combustione di HVO in motori ottimizzati per il gasolio fossile può produrre emissioni di NOx comparabili o superiori, specialmente in condizioni di guida urbana a basso carico, che sono esattamente le condizioni prevalenti a Torino. Incentivare l’uso massiccio di HVO in una flotta di diesel Euro 5 – veicoli già caratterizzati da emissioni reali di NOx sistematicamente superiori ai valori di omologazione – senza una valutazione delle emissioni effettive nelle condizioni di utilizzo piemontesi è un atto di irresponsabilità tecnica. Il risultato potrebbe essere che spendiamo 14 milioni di soldi pubblici per non migliorare, o per peggiorare, la componente critica dell’inquinamento invernale.

Una richiesta senza ambiguità

Il Comitato Torino Respira chiede alla Regione Piemonte di rendere pubblici, in forma accessibile e verificabile, i modelli emissivi utilizzati per dimostrare l’equivalenza tra le misure adottate e il blocco dei diesel Euro 5. Chiede che questa documentazione sia sottoposta a revisione indipendente da parte di Arpa Piemonte – in modo trasparente, non come parte del processo decisionale interno alla Giunta – e che i risultati vengano comunicati alla cittadinanza prima che gli incentivi siano erogati.

L’aria di Torino e del Piemonte continua a essere tra le più inquinate d’Europa. Le emissioni del traffico veicolare rappresentano oltre l’80% degli ossidi di azoto in area urbana. Ogni inverno, migliaia di persone in Piemonte si ammala e alcune muoiono per cause direttamente legate alla qualità dell’aria. Questa non è un’emergenza nuova: è la stessa emergenza che esiste da vent’anni, e che vent’anni di politica – regionale e nazionale – hanno scelto sistematicamente di non affrontare con la serietà che richiede.

Il Comitato Torino Respira è un’associazione di cittadini attiva dal 2018 per la tutela della qualità dell’aria nell’area metropolitana di Torino. Svolge attività di monitoraggio civico, divulgazione scientifica e azioni legali a sostegno del diritto alla salute.

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