Partiamo da un numero: 9,2 milioni di tonnellate. È la quantità di rifiuti solidi urbani che Suzhou gestisce ogni anno, su una superficie di 8.600 km² che include aree urbane e rurali. A inizio anno, il Comitato consultivo del Segretario Generale dell’ONU sui rifiuti zero ha inserito la città cinese tra le “20 Cities Towards Zero Waste”.
Non si tratta di una certificazione tecnica in senso stretto, ma di un esercizio di selezione e documentazione di buone pratiche. La candidatura di Suzhou, sostenuta dal Centro regionale della Convenzione di Basilea per Asia e Pacifico, è stata giudicata rappresentativa per tre ragioni: copertura capillare del servizio, innovazione nella gestione integrata e inclusione sociale dei soggetti marginali nella filiera.
Suzhou è una città particolare: lontana, come molte città cinesi, dal modello urbanistico europeo. Sotto la stessa amministrazione stanno il centro storico di Gusu, con i canali e i ponti in pietra che sono valsi alla città l’appellativo di Venezia d’Oriente, le aree di espansione industriale costruite dagli anni Novanta a est e a ovest del nucleo antico, e quattro città a livello di contea con il loro entroterra agricolo. Fiumi, laghi e aree golenali occupano più di un terzo della superficie. Tutto questo per cercare di descrivere quegli 8.600 km².
Parlare di copertura integrale del servizio rifiuti significa quindi tenere insieme contesti che altrove sarebbero delle municipalità distinte. Il sistema ci riesce imponendo uno schema unico ai quartieri residenziali: i cassonetti sparsi sono stati soppressi, sostituiti da strutture standardizzate dove si conferisce a un’ora stabilita, in un luogo stabilito, davanti a un supervisore.

La copertura del sistema di raccolta, trasporto e smaltimento ha raggiunto il 100% del territorio municipale. Il tasso di valorizzazione dei rifiuti solidi urbani si attestava all’86,1% nel 2024, con una capacità di incenerimento waste-to-energy di 18.000 tonnellate al giorno, cresciuta del 26% rispetto all’anno precedente. Nel 2024 l’incenerimento ha prodotto 3,03 miliardi di kWh di elettricità, l’equivalente del fabbisogno annuale di 1,1 milioni di famiglie. Zero discariche attive.
Il calo delle emissioni di carbonio sull’intero ciclo dei rifiuti è stato del 56% in termini assoluti, del 67% in termini di intensità per tonnellata trattata. Numeri che, a questa scala, non sono banali.
Il nucleo tecnologicamente più avanzato del sistema è il parco dell’economia circolare nel Suzhou Industrial Park, dove sette impianti, tra cui depuratori, impianti per il trattamento dei fanghi, un termovalorizzatore e una stazione di ricezione del gas naturale, operano in simbiosi industriale. I fanghi del depuratore vengono essiccati e usati come combustibile alternativo nel termovalorizzatore. La condensa del vapore rientra nel ciclo come acqua di alimento delle caldaie, mentre le ceneri diventano materiale da costruzione. I rifiuti organici, scarti alimentari e verde urbano, vengono sottoposti a digestione anaerobica, producendo biogas immesso in rete e grasso grezzo per biodiesel. A fine 2024, il parco aveva prodotto complessivamente 38,46 milioni di metri cubi di biometano e 5,9 miliardi di kWh di energia elettrica, oltre ad aver riutilizzato 20,07 milioni di tonnellate di acque reflue depurate.
Il sistema di recupero dei materiali riciclabili funziona attraverso una struttura a tre livelli: quadro normativo e obiettivi fissati dall’amministrazione municipale, esecuzione affidata a imprese (in primo luogo Suzhou ChengTou Recyclable Resources Development Co., Ltd., che gestisce 400 punti di raccolta, 8 centri di selezione e 155 veicoli, coprendo il 70% della città), e infine partecipazione delle comunità residenziali come nodo di base.
C’è anche una parte del sistema che riguarda la formalizzazione del lavoro informale. Raccoglitori irregolari, addetti alle pulizie condominiali, portieri, agenti di sicurezza e fattorini sono stati integrati nella rete come “partner di riciclo”, con formazione standardizzata e la garanzia di un reddito stabile. I rider della consegna a domicilio partecipano come volontari con un metodo definito “Tre azioni”: segnalare anomalie, distribuire materiali informativi, raccogliere rifiuti durante il proprio turno.
L’app “Su Zhou Dao”, piattaforma di servizi civici dell’amministrazione municipale, integra funzioni per la classificazione dei rifiuti, la prenotazione del ritiro a domicilio di materiali riciclabili, la raccolta gratuita di ingombranti e la mappa dei punti di conferimento. Il modello è pensato per essere replicabile: le funzioni sono moduli standard che altre città possono integrare in applicazioni già esistenti.
Il caso è stato pubblicato il 30 marzo in occasione della Giornata internazionale dei Rifiuti Zero. Quel che il riconoscimento dell’ONU certifica è la scala dell’operazione. Il modello di simbiosi industriale nel parco circolare non è una novità teorica. La novità è vederlo funzionare a regime su flussi reali di milioni di tonnellate, in una città di quasi 13 milioni di abitanti. È da lì che si vede l’aspetto straordinario di questo modello.
a cura di Cinitalia









