Agrivoltaico, 700 progetti Pnrr ma serve strategia a lungo termine

Secondo un dossier di Legambiente, in Italia sono oltre 700 i progetti sull'agrivoltaico selezionati nell’ambito del Pnrr, per una potenza installabile prossima ai 2 gigawatt. Nel 2024 gli investimenti hanno superato i 17 miliardi di euro. Un’accelerazione che conferma il ruolo strategico dell’agrivoltaico nel rafforzare l'autonomia energetica del Paese, ma che rischia di restare incompiuta senza un quadro normativo stabile e coerente: Legambiente lancia una campagna per promuoverne lo sviluppo

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L’agrivoltaico non è una semplice tecnologia, ma una scelta di sistema capace di tenere insieme transizione energetica, produzione agricola e tutela del suolo. Ma servono regole chiare, tempi certi e una visione politica. È questo quanto emerge dal dossier “L’agrivoltaico in Italia 2026” di Legambiente, presentato nell’ambito del secondo Forum nazionale sull’agrivoltaico, tenutosi lo scorso 5 maggio a Roma: un momento di confronto che si è domandata come trasformare questa opportunità in sviluppo reale.

Questo settore rappresenta infatti una leva concreta per rafforzare la decarbonizzazione e l’autonomia energetica del Paese, offrendo al tempo stesso nuove prospettive al settore primario e diversificando le entrate economiche delle imprese agricole. Con gli impianti agrivoltaici si coltiva tra le file dei pannelli fotovoltaici, garantendo la continuità delle pratiche agricole e generando benefici alle diverse filiere produttive. Un’integrazione possibile, già in atto, che mette in discussione una contrapposizione, ormai superata dai fatti, tra produzione di energia e produzione di cibo.

Eppure, secondo Legambiente, nonostante il forte interesse del mercato e le prospettive di crescita, il rischio di un rallentamento è concreto: ritardi normativi, complessità autorizzative, contestazioni nei territori e l’assenza di una visione politica chiara continuano a pesare su uno dei comparti più promettenti della transizione ecologica.

Numeri in crescita, ma ancora insufficienti

Secondo le più recenti rilevazioni di SolarPower Europe, a livello europeo sono attivi oltre 200 impianti agrivoltaici, per una capacità superiore ai 15 gigawatt: ne troviamo soprattutto in Francia, Germania e Paesi Bassi, che stanno favorendo, attraverso investimenti e misure normative, lo sviluppo di questa tecnologia.

Anche in Italia il settore sta vivendo una fase di forte espansione progettuale, con migliaia di proposte presentate e oltre 700 progetti selezionati nell’ambito del Pnrr, per una potenza installabile prossima ai 2 gigawatt. L’obiettivo è sostenere la realizzazione di 1,04 gigawatt entro il 30 giugno 2026. Proprio in Italia, gli investimenti risultano in crescita e hanno superato i 17 miliardi di euro nel 2024. Un’accelerazione che conferma il ruolo strategico dell’agrivoltaico, ma che rischia di restare incompiuta senza un quadro normativo stabile e coerente.

I benefici dell’agrivoltaico si scontrano con regole e iter normativi tortuosi

Nel pieno della crisi climatica, che sta mettendo sotto pressione il settore agricolo tra siccità, eventi estremi sempre più frequenti e perdita di produttività, l’integrazione tra energia rinnovabile e coltivazioni rappresenta una risposta concreta. Secondo il dossier, l’agrivoltaico consente di produrre energia pulita senza sottrarre suolo all’agricoltura, integrando le fonti di reddito e rafforzando la resilienza delle aziende agricole. Può contribuire a ridurre il fabbisogno idrico, mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e introdurre tecnologie avanzate in campo, con una conseguente riduzione degli impatti ambientali delle colture.

Le prime evidenze scientifiche indicano, in condizioni sperimentali, incrementi produttivi per alcune colture e una riduzione significativa dei consumi idrici grazie all’effetto di ombreggiamento dei pannelli. L’agrivoltaico può favorire anche la creazione di aree a maggiore biodiversità, migliorare l’integrazione paesaggistica e offrire nuove opportunità alle aree interne, contribuendo a contrastare l’abbandono dei terreni agricoli.

A fronte di queste prospettive, il quadro normativo continua a rappresentare uno dei principali ostacoli. Procedure autorizzative lunghe, criteri non uniformi tra le Regioni e incertezze nella definizione delle aree idonee rischiano di rallentare uno sviluppo che dovrebbe invece essere accompagnato e governato. Il risultato è un paradosso sempre più evidente: aumentano gli investimenti e i progetti, ma la loro realizzazione procede a rilento.

La nuova campagna di Legambiente a sostegno dell’agrivoltaico

L’associazione ha lanciato la campagna nazionale “Agrivoltaico: per un’Italia agricola e solare” per favorire nei territori la costruzione di un confronto sinergico tra mondo agricolo, imprese delle rinnovabili e istituzioni e con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo di questa tecnologia strategica per il Paese. “L’agrivoltaico – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – rappresenta oggi uno dei banchi di prova più importanti per la transizione energetica del Paese. Non si tratta di scegliere tra produzione agricola ed energia rinnovabile, ma di costruire un’integrazione capace di generare benefici ambientali, economici e sociali per la collettività, le imprese agricole e quelle energetiche. Per farlo servono regole chiare, tempi certi e una visione politica che accompagni questa trasformazione senza frenarla”.

Il punto, dunque, non è se sviluppare o meno l’agrivoltaico, ma come farlo. La qualità dei progetti diventa decisiva: sistemi progettati in funzione dei territori, delle colture e delle aziende agricole, con il pieno coinvolgimento degli agricoltori fin dalle prime fasi della progettazione, nel rispetto delle esigenze agronomiche.

Secondo Angelo Gentili, responsabile Agricoltura di Legambiente, l’agrivoltaico può rappresentare una leva straordinaria per il rilancio del settore primario. “Ma perché questo avvenga – continua Gentili – è fondamentale che i progetti nascano da una reale integrazione tra competenze agronomiche ed energetiche, rendendo gli agricoltori protagonisti. Servono semplificazione normativa, sostegno alla ricerca scientifica e una pianificazione capace di valorizzare il mondo rurale e i territori”.

In questo scenario, l’associazione ambientalista dice che il ruolo delle Regioni è centrale perché a loro spetta tradurre gli indirizzi nazionali in scelte concrete, definendo le aree idonee aggiuntive rispetto a quelle nazionali e autorizzando i progetti più velocemente di quanto fatto fino ad oggi. L’appello di Legambiente è chiaro: evitare approcci restrittivi o frammentati e costruire un quadro omogeneo, orientato allo sviluppo di progetti di qualità, in cui l’integrazione con l’attività agricola sia reale ed efficace.

La sfida dell’agrivoltaico è prima di tutto politica, secondo Legambiente: riguarda il modo in cui il Paese decide di governare la transizione ecologica, tenendo insieme innovazione, tutela del suolo e futuro delle comunità rurali. Le risorse del Pnrr rappresentano un passaggio importante, ma non sufficiente. Serve infatti una strategia di lungo periodo capace di trasformare questa opportunità in una leva strutturale di sviluppo. Coltivare energia senza smettere di produrre cibo non è più una prospettiva teorica ma una possibilità concreta. Sta ora alle istituzioni decidere se accompagnarla o lasciarla incompiuta, conclude l’associazione.

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