CinemAmbiente 2026, il programma di giovedì 4 giugno

È partita il 3 giugno la 29esima edizione del Festival CinemAmbiente. Al via il 4 giugno il Concorso documentari, la sezione competitiva internazionale dedicata ai cortometraggi con 17 film in anteprima internazionale, i due focus "Senza limiti? Come ripensare il pianeta" e "Scienza e (in)coscienza". In serata la proiezione speciale "Generation Trust: A Global Climate Story in the Making" al Politecnico. In programma fino a domenica 7 giugno, il Festival propone 69 opere provenienti da 30 Paesi diversi

CinemAmbiente 2026 4 giugno

Giovedì 4 giugno CinemAmbiente 2026 inizia davvero. Dopo l’inaugurazione del 3 giugno, giovedì il Festival diretto da Lia Furxhi dà il via a diverse sezioni centrali della 29esima edizione, che durerà fino al 7 giugno con 69 opere provenienti da 30 Paesi, incontri con registi, eventi dedicati alla divulgazione scientifica e una sezione immersiva in realtà virtuale.

Tra gli appuntamenti del 4 giugno troviamo l’inaugurazione del Concorso documentari con Rua do pescador, n° 6 dell’attrice e regista Bárbara Paz sul day after di una delle più devastanti inondazioni nella storia del Brasile. Ma anche con Time and Water della candidata all’Oscar Sara Dosa, tratto dal bestseller ambientale omonimo di Andri Snær Magnason, protagonista del film. Parte anche la sezione competitiva internazionale dedicata ai cortometraggi con le proiezioni dei primi quattro titoli: saranno 17 i film di questa edizione, provenienti da 15 Paesi, tutti presentati in anteprima nazionale.

Sempre il 4 giugno partiranno i due focus Senza limiti? Come ripensare il Pianeta sul modello di sviluppo imperante fondato sullo sfruttamento inarrestabile delle risorse, con il film Silver, e Scienza e (in)coscienza, sulla consapevolezza della gravità della crisi climatica che pesa in modo spesso intollerabile sulle spalle degli scienziati, con il film The Weight of the World.

Nella sezione Made in Italy, accanto ai cortometraggi, verranno proiettati anche i lungometraggi Come nutrire il Pianeta di Francesco De Augustinis, che affronta un interrogativo fondamentale della nostra epoca, e Tevere corsaro di Monica Repetto e del regista piemontese Pietro Balla, scomparso durante la lavorazione del film, sulla battaglia per la creazione del “Sentiero Pasolini” a Roma.

CinemAmbiente 2026 – la giornata del 4 giugno nel dettaglio

Nella seconda giornata del Festival si avviano le due sezioni competitive dei documentari e dei cortometraggi. Il Concorso documentari internazionali presenta in quest’edizione 8 titoli, che affrontano temi molto diversi tra loro e confermano una tendenza del cinema ambientale, evidente negli ultimi anni, a utilizzare narrazioni e codici sempre più articolati e sofisticati. L’esposizione della realtà diventa un elemento di partenza su cui si innestano declinazioni personali degli autori e da cui emerge la volontà non solo di raccontare, ma anche di interpretare la complessità del presente. In serata vengono presentati i primi due titoli.

Con Rua do pescador, n° 6 (ore 19:30, Cinema Massimo – Sala 1), Bárbara Paz, attrice di teatro, cinema e televisione di grande popolarità in Brasile, racconta il day after di una delle più devastanti alluvioni nella storia del suo Paese: quella che nel 2024 ha colpito lo Stato di Rio Grande do Sul, provocando 600mila sfollati. Quando l’acqua inizia a ritirarsi, una piccola troupe si reca sui luoghi del disastro, accendendo le telecamere su scenari inimmaginabili. Le riprese della capitale, Porto Alegre, trasformata in una zona di guerra sommersa, del quartiere Arquipélago invaso non dal fango ma dalla sabbia trasportata dal fiume Jacquí, si alternano alle operazioni di soccorso in una toccante catena di solidarietà, mentre dalle testimonianze di chi ha perso tutto emerge la consapevolezza delle molteplici responsabilità umane nella nuova catastrofe climatica che ha colpito il Paese. La proiezione sarà seguita da un incontro con la regista.

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Il secondo titolo in gara nella sezione, Time and Water (ore 21:15, Cinema Massimo – Sala 1), diretto dalla regista statunitense Sara Dosa, vede protagonista Andri Snær Magnason, autore del libro omonimo di successo mondiale, narratore e poeta islandese da sempre estremamente attento alla scienza e all’attivismo ambientale. Alla ricerca di qualcosa di sfuggente, dopo la morte dei nonni e mentre continua inesorabile lo scioglimento dei ghiacciai nella sua terra natale, Magnason decide di costruire una capsula cinematografica del tempo per custodire ciò che ama prima che scivoli via per sempre. Attraverso archivi personali, foto dei propri cari, filmati, canzoni e racconti popolari, lo scrittore intreccia la storia della sua famiglia con quella dell’isola tanto amata. Nel racconto della vita interconnessa dei ghiacciai e degli esseri umani, la prospettiva personale si fa riflessione universale sulla forza dei legami con il proprio ambiente e di ciò che significa vivere in un periodo di cambiamenti epocali.

Al via nel pomeriggio, la sezione competitiva internazionale dedicata ai cortometraggi comprende in quest’edizione 17 titoli, provenienti da 15 Paesi, tutti presentati in anteprima nazionale e suddivisi in quattro programmi, in cui, nella consueta varietà di temi, stili e tecniche di realizzazione, si rintraccia, come nei lungometraggi, una preponderante attenzione al linguaggio cinematografico e il superamento della rigidità del genere tradizionalmente “ambientale”, con l’abbandono dell’allarmismo e degli aspetti più militanti a favore di storie caratterizzate da un maggiore investimento individuale, creativo, esistenziale. La crisi climatica è ormai data per scontata e diventa quindi un dato di partenza, non un oggetto specifico di indagine: sempre in anticipo sui tempi, il cinema “breve”, come la realtà, la integra in molteplici aspetti di una quotidianità condivisa da tutto il pianeta.

Il primo programma (dalle ore 16:15, Cinema Massimo – Sala 1) si apre con un film in arrivo da Singapore, A Voyage of Eulogies di Jean-Pierre Pillay, ambientato nel futuro distopico del 2064, in cui, dopo il collasso ambientale, un regista documenta le ultime tracce di vita sulla Terra. Storie invisibili nascoste tra le rovine e il ricordo del suo perduto amore si intrecciano in un’elegia solastalgica, in cui il dolore della perdita si confronta con ciò che la memoria rifiuta di lasciar scomparire.

Marsh Birds of the Upper Nile del regista brasiliano Enrico Piffer è una visita sui generis tra gli uccelli palustri imbalsamati esposti nel suggestivo diorama del Field Museum di Chicago. Al di là dei fondali dipinti, il cortometraggio scruta la loro provenienza nascosta e ricostruisce, con filmati d’archivio, la spedizione di caccia lungo l’Alto Nilo con cui nel 1954 i meravigliosi esemplari furono catturati e uccisi, mostrando come la tassidermia e i tanti animali conservati nei musei occidentali di storia naturale mantengano l’indelebile impronta di un passato colonialista.

Prima parte di un più ampio progetto multimediale situato al confine tra realtà e finzione ambientato nella cittadina industriale Ash Valley, Janyl del regista e artista visivo sino-canadese Shu Zhu, vede protagonista una veterinaria che, notati malesseri anomali nel bestiame, decide di scoprirne la causa. Le sue indagini la portano a una raffineria statale avvolta da una rete di misteri, omertà, poteri occulti e pericolosi, in apparenza invalicabile.

Ibrido di fiction e documentario, il 4 giugno a CinemAmbiente 2026 andrà in scena anche il cortometraggio francese Solenopsis invicta di Victor Missud, ambientato nel vivaio di cactus Ibervillea di Palermo, luogo di cura per persone con disturbi psichici e giovani problematici: in apparenza un piccolo paradiso dove piante, insetti e umani convivono in armonia, un rifugio idilliaco lontano dalle brutture del mondo. Un’invasione di formiche di fuoco e dei conseguenti disinfestatori mostrerà però quanto possa essere vulnerabile anche un luogo protetto e labile il confine tra “dentro” e “fuori”.

CinamAmbiente 2026 – al via il 4 giugno anche la sezione Panorama

In giornata si avvia anche la sezione Panorama, quest’anno composta da due focus, ciascuno articolato in un trittico di film convergenti su un tema specifico e accompagnato da incontri di approfondimento. Il primo, “Senza limiti? Come ripensare il Pianeta”, affronta il tema cruciale del modello di sviluppo, imperante e apparentemente insuperabile, fondato sullo sfruttamento inarrestabile e indiscriminato delle risorse del pianeta. A partire da scenari e geografie differenti, a loro volta, i film proposti nel focus mostrano diverse forme contemporanee di depauperamento del patrimonio ambientale – dall’estrattivismo alla deforestazione – e mostrano le conseguenze ambientali, politiche e umane di un sistema che trasforma ogni elemento naturale sopra e sotto la Terra in merce.

Il primo film proposto il 4 giugno a CinemAmbiente 2026 è Silver (ore 17:45, Cinema Massimo – Sala 1) della polacca Natalia Koniarz. Il documentario ci porta nelle miniere del Cerro Rico, la “montagna ricca” che sovrasta la cittadina boliviana di Potosí e da cui è stato ricavato gran parte dell’argento mondiale nel corso dei secoli. Con la guida del dodicenne Juvi, il film si addentra nelle claustrofobiche gallerie in cui generazioni e generazioni di minatori, dall’epoca coloniale in poi, hanno sacrificato la propria salute, o la propria vita, in un bilancio in cui le morti pesano su ogni grammo di argento estratto. Dal passato di quella che è conosciuta localmente come “la montagna che divora gli uomini” emerge un triste presente. Le condizioni di lavoro restano oggi pericolose e proibitive e le miniere, molto meno ricche di un tempo, offrono scarso sostentamento alla disgregata comunità locale, a vantaggio delle società estere che continuano a raffinare e commercializzare il prezioso metallo, oggi fondamentale per le tecnologie avanzate.

Il secondo focus, “Scienza e (in)coscienza”, si interroga sulla natura e la dimensione di un fenomeno emergente, provocato dal “peso della conoscenza” che grava oggi, in modo spesso intollerabile, sulle spalle di scienziati e ricercatori impegnati in campi di indagine connessi al cambiamento climatico. Quale responsabilità nasce dalla consapevolezza di conoscere, prima e meglio di altri, la portata della crisi ambientale? Stretti tra il dovere morale di rendere pubblici gli esiti delle loro ricerche e la frustrazione e lo scoramento per l’indifferenza irresponsabile con cui questi vengono accolti da istituzioni e policy makers, gli scienziati sembrano avvertire la necessità crescente di uscire dai laboratori, prendere posizione pubblicamente e impegnarsi in prima persona.

Questo è raccontato nel primo dei film proposti: The Weight of the World (Das Gewicht der Welt, ore 19:45, Cinema Massimo – Sala 3) del regista tedesco Florian Heinzen-Ziob vede protagonisti Maria, Sebastian e Nana, che hanno realizzato i loro sogni di bambini e oggi sono scienziati affermati in importanti università e istituzioni tedesche. Il loro lavoro, però, si scontra di continuo con la consapevolezza della gravità del cambiamento climatico. La presunta oggettività della scienza imporrebbe di dare priorità ai fatti e non ai sentimenti, ma come si può rimanere impassibili quando invece di scoprire le meraviglie della natura, se ne deve registrare il tracollo? Di fronte alla frustrazione per l’ininfluenza della scienza nelle decisioni che dovrebbero orientare il nostro sviluppo (“siamo quelli che avvisano i pompieri che la casa brucia, ma i pompieri non arrivano mai”), i tre, insieme a molti altri colleghi, hanno deciso di uscire dalla loro comfort zone, diventando attivisti, impegnandosi in politica o aderendo alla resistenza civile non violenta di Scientist Rebellion. La proiezione sarà seguita da un incontro con il regista e Nana-Maria Grüning, co-protagonista del film.

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La sezione Made in Italy – 4 giugno CinemAmbiente 2026

In parallelo, prosegue la sezione Made in Italy, che presenta una fitta successione di titoli da pomeriggio a sera. Si comincia con quattro film brevi (dalle ore 16:15, Cinema Massimo – Sala 3), in cui si intrecciano immaginazione e realtà. In Cacciatori d’uranio di Davide Palella il futuro post-apocalittico del pianeta Terra del 2960 diventa occasione per interrogare le macerie lasciate dalla civiltà contemporanea. La proiezione sarà seguita da un incontro con il regista.

Le guaritrici di Giacomo Ceste trasforma invece un trauma urbanistico e ambientale collettivo – la devastazione del litorale di Palermo negli anni ’60 – in un processo di elaborazione condivisa, riscoprendo, attraverso il corpo e la parola, il legame profondo tra storia individuale, comunità e paesaggio. La proiezione sarà seguita da un incontro con il regista.

In We Are Animals di Lorenzo Pallotta la trasformazione di un uomo in animale si fa metafora delle contraddizioni umane, in un’esplorazione che affronta temi come la fluidità di genere, l’uso del potere, la violenza domestica, il peso del giudizio. Megacicli di Davide Barletti accompagna l’antico rito della transumanza dentro una dimensione quasi cosmica, sospesa tra memoria contadina e inquietudine contemporanea.

Il rapporto tra ricerca scientifica e cambiamento climatico attraversa invece Il laboratorio (ore 18:00, Accademia delle Scienze) di Giulio Maria Cavallini, primo film prodotto dall’Accademia delle Scienze di Torino per la distribuzione al pubblico. Scritto dalla giornalista Silvia Rosa-Brusin, il documentario segue sull’altopiano del Nivolet un team di ricercatori che misura gli effetti del riscaldamento globale sull’ecosistema alpino. Ad accompagnare lo spettatore alla scoperta della loro attività paziente e minuziosa è il climatologo Antonello Provenzale, Accademico delle Scienze, che coordina i dati italiani nell’ambito delle Zone critiche, i siti selezionati a livello mondiale – dall’Artico all’Amazzonia – per analizzare le interazioni fondamentali tra suolo, acqua, vegetazione e atmosfera. La proiezione sarà seguita da un incontro con il regista, l’autrice e i protagonisti.

Il 4 giugno nel tardo pomeriggio e in serata a CinemAmbiente 2026 vengono presentati due lungometraggi. Come nutrire il Pianeta (ore 18:00, Cinema Massimo – Sala 3) di Francesco De Augustinis è un viaggio nello spazio e nel tempo per scoprire come rispondere a una delle più importanti domande della nostra epoca: come faremo a nutrire il Pianeta con una popolazione in crescita proiettata a raggiungere quasi 10 miliardi di persone e le risorse naturali già in vertiginoso decremento? In un’indagine giornalistica globale che dal Sud Italia arriva al Congo, passando da Ucraina e Argentina, esplorando diete, lobby e comunità agricole, il documentario ci mostra come anche i più grandi conflitti del nostro tempo sono legati all’accaparramento delle risorse alimentari. La proiezione sarà seguita da un incontro con il regista.

Tevere corsaro (ore 21:45, Cinema Massimo – Sala 3) di Pietro Balla e Monica Repetto, ultimo film co-diretto dal regista piemontese prima della scomparsa, intreccia le vite dei suoi protagonisti Sven, Mario e Giulia nella battaglia condivisa per la creazione del “Sentiero Pasolini”, un percorso ciclabile che costeggia il fiume da Roma a Ostia, fino all’Idroscalo dove venne assassinato lo scrittore. Ostacolati dai proprietari terrieri e da una burocrazia insensibile, i tre alleati si battono per un’utopia fragile fatta di natura e comunità. La proiezione sarà seguita da un incontro con la regista.

La proiezione speciale sui giovani

In serata, all’Aula Magna del Politecnico di Torino, viene presentata la proiezione speciale di Generation Trust: A Global Climate Story in the Making (ore 20:30), che si interroga su che cosa accade quando ai giovani viene davvero data fiducia per guidare il cambiamento. Diretto da Clara Wetzel e Fanny Lindström, il documentario risponde alla domanda seguendo cinque vincitori del programma Youth4Climate, l’iniziativa promossa dal Programma delle Nazioni unite per lo Sviluppo (Undp) e dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, mentre affrontano la crisi climatica nelle loro comunità in Liberia, Uganda, Pakistan, Colombia e Bolivia.

Dall’ampliamento dell’accesso all’energia pulita e all’agricoltura sostenibile, fino alla creazione di mezzi di sussistenza più resilienti, ogni storia mette in luce il coraggio e la creatività di giovani leader che stanno dando forma a soluzioni concrete per sfide locali e globali. Attraverso un racconto intimo e coinvolgente, il film restituisce non solo l’impatto delle loro azioni, ma anche i dubbi e le difficoltà che li accompagnano, mostrando come la leadership climatica non richieda perfezione ma costanza.

La proiezione sarà introdotta da Patrizia Lombardi, vice-rettrice di Campus sostenibile e Living Lab del Politecnico di Torino, Malak Chabar, Communication Lead di Youth4Climate, e Pablo Castellanos Ramelli (online), co-protagonista del film. La proiezione è organizzata dal Green Team del Politecnico di Torino nell’ambito delle proiezioni “PoliTo Cinema”. Qui è disponibile il programma completo, del 4 giugno e non solo, di CinemAmbiente 2026.

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