In questi giorni gli Stati membri sono chiamati al recepimento della Direttiva Ue 2024/1203 sulla tutela penale dell’ambiente. L’Italia lo ha fatto “ma solo formalmente”, sottolinea il Wwf, che esprime una valutazione critica sul decreto di recepimento recentemente pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n. 81/2026). Di seguito la nota dell’associazione.
Il provvedimento contiene alcuni elementi positivi. In particolare, il rafforzamento di alcuni delitti contro l’ambiente nel Codice penale, attraverso l’estensione della tutela anche agli habitat, l’introduzione di nuove aggravanti e di un reato sul commercio di prodotti inquinanti che amplia la responsabilità lungo la filiera. Importanti sono la formalizzazione di un Sistema nazionale di coordinamento delle procure ambientali e la futura adozione di una strategia nazionale contro i crimini ambientali: strumenti attesi da anni dagli operatori del settore.
Tuttavia, il decreto presenta lacune rilevanti che ne compromettono il pieno allineamento alla Direttiva europea, soprattutto nel settore dei crimini contro la fauna selvatica.
Proprio su questo fronte, che la Direttiva individua tra le priorità, il testo italiano non introduce le modifiche alla normativa penale necessarie a colpire in modo efficace il bracconaggio, il traffico e la commercializzazione illegale di specie protette. La scelta di concentrare l’intervento sul delitto di inquinamento ambientale, oltre a non rispettare le indicazioni della direttiva, si rivela insufficiente perché si tratta di una norma che opera solo nei casi più gravi, mentre gran parte dei reati contro la fauna richiede strumenti repressivi specifici e autonomi.
Resta infatti immutato il quadro delle leggi speciali, a partire dalla legge 157/1992 e dalla legge 150/1992, che continuano a prevedere un sistema sanzionatorio incentrato su contravvenzioni, facilmente eludibili e prive di reale efficacia deterrente. In altri termini, nonostante la nuova direttiva preveda strumenti nuovi ed efficaci, in Italia per la lotta contro bracconieri e trafficanti di animali selvatici non cambierà nulla. Questo modo, l’Italia non recepisce gli standard europei che richiedono sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive.
Queste scelte tradiscono anche gli impegni assunti dallo stesso Governo nel documento “Azioni prioritarie per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici 2025‑2030”, che individuava proprio nel recepimento della Direttiva lo strumento per rafforzare la risposta al bracconaggio.
Il tema assume un rilievo ancora più attuale alla luce del disegno di legge sulla caccia (AS 1552) attualmente in discussione al Senato. Le modifiche proposte alle sanzioni contro il bracconaggio, presentate dal Governo come “particolarmente severe”, intervengono infatti solo marginalmente sugli importi delle pene pecuniarie, lasciando invariata la natura contravvenzionale dei reati e la possibilità di applicare istituti come l’oblazione o la particolare tenuità del fatto. Si tratta di un modello che non risponde agli standard della Direttiva e che rischia di segnare una prima, concreta disapplicazione dei principi europei appena recepiti.
A ciò si aggiunge una criticità di natura tecnico-giuridica. La Direttiva stabilisce che una condotta deve essere considerata penalmente illecita anche quando avvenga sulla base di un’autorizzazione che violi in modo evidente la normativa ambientale. Il decreto italiano, invece, limita questa nozione ai casi di autorizzazioni ottenute fraudolentemente, senza includere le ipotesi di “illegittimità sostanziale”. Il rischio concreto è quello di rafforzare nuovamente il cosiddetto “scudo autorizzatorio” e di consentire a condotte gravemente lesive dell’ambiente di sottrarsi alla sanzione penale.
“L’Europa chiede un rafforzamento reale della tutela penale dell’ambiente attraverso un sistema organico di misure concrete ma l’Italia con questo decreto legislativo ha tradito l’impianto generale e gli obiettivi della nuova norma ripercorrendo lo stesso errore compiuto con la precedente direttiva, senza dare seguito a quanto abbiamo segnalato nel corso delle nostre audizioni parlamentari” sottolinea il WWF Italia. “Così si perde un’occasione storica per contrastare efficacemente fenomeni sempre più pervasivi come il bracconaggio e il traffico di animali selvatici e si espone il Paese al rischio concreto di una procedura di infrazione”.
Il WWF chiede quindi un intervento correttivo urgente per adeguare il quadro normativo agli standard europei per garantire una tutela effettiva della biodiversità e il coinvolgimento degli organi tecnico-scientifici e delle associazioni di protezione ambientale nell’elaborazione della strategia nazionale contro i crimini ambientali.
Direttiva Ue crimini ambientali, Wwf: recepimento incompleto dell’Italia
In questi giorni gli Stati membri sono chiamati al recepimento della Direttiva Ue 2024/1203 sulla tutela penale dell’ambiente. L’Italia lo ha fatto "ma solo formalmente", sottolinea il Wwf, che esprime una valutazione critica sul decreto di recepimento recentemente pubblicato in Gazzetta Ufficiale. "Il decreto presenta lacune rilevanti che ne compromettono il pieno allineamento alla Direttiva europea"










