L’Inghilterra dichiara “guerra alla plastica” monouso ma solo su alcuni prodotti (e forse da fine 2023)

Da Londra arriva la notizia di una stretta sui prodotti in plastica monouso. Si comincerà con una consultazione pubblica per decide quali prodotti mettere al bando, ma gli ambientalisti ritengono che sia l’ennesimo annuncio del governo di Boris Johnson per prendere tempo

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epa09150003 Plastic bottles float on the Ebrie lagoon in the city of Abidjan, Ivory Coast, 21 April 2021. According to the Ivorian Anti Pollution Center (CIAPOL), every day 200 tonnes of solid waste is poured into all of the 8 lagoon bays of Abidjan. This waste is mainly composed of plastics, which have affected the Ebrie lagoon for several decades. This pollution is widespread and will affect environments for hundreds of years. A project has therefore been set up by the Ivorian Antipollution Center (Ciapol) to recover its plastic waste from the water bodies and bring it back to land in order to send it to a treatment or recycling circuit. EPA/LEGNAN KOULA

“Abbiamo visto tutti i danni che la plastica fa al nostro ambiente. È giusto mettere in atto misure che andranno ad affrontare la questione della plastica sparsa con noncuranza nei nostri parchi e spazi verdi e lavata sulle spiagge”. Queste sono state le parole pronunciate a fine agosto da George Eustice, il segretario all’ambiente del governo inglese.

Una “guerra alla plastica” che comincerà con una consultazione pubblica già questo autunno su prodotti in plastica monouso come posate, piatti e bicchieri in polistirolo monouso senza escludere altri prodotti (ma questa è solo una ipotesi che circola sui principali tabloid inglesi). L’obiettivo del governo è quello di introdurre una nuova legge entro la fine del 2023 così daeliminare tutti i rifiuti di plastica “evitabili” entro il 2042.

Come in una strana competizione con Scozia, Galles e Irlanda del Nord (che hanno già in programma di vietare le posate di plastica monouso) e con la SUP dell’Unione europea, il governo inglese annuncia che imporrà anche una tassa sugli imballaggi che entrerà in vigore ad aprile 2022. Una sorta di plastic tax per i produttori ai quali verranno addebitate 200 sterline (poco più di 230 euro) per ogni tonnellata di plastica utilizzata in prodotti che hanno meno del 30% di contenuto riciclato. Il tutto, a detta del governo, per incrementare l’uso delle materie prime seconde.

Se a queste azioni si aggiunge anche (forse dal 2023) l’introduzione di un sistema graduale che intende far pagare alle aziende l’intero costo del riciclaggio e dello smaltimento dei loro imballaggi, il governo inglese sembra sulla buona strada. Senza dimenticare che con il UK Plastics Pact si ipotizza l’introduzione di azioni (entro il 2025) per contrastare l’uso di articoli in plastica come confezioni di patatine, pellicola trasparente in PVC, adesivi e cestini per frutta e verdura, cialde di caffè in plastica e bustine di tè.

Sempre nelle intenzioni di Eustice c’è quella di introdurre prima della fine del 2024, nella sola Inghilterra, un sistema di deposito cauzionale per le bottiglie in plastica. Una iniziativa annunciata già sei anni fa come una politica ambientale chiave per il Regno, che evidentemente torna buona in vista della COP26 e alla consueta gara tra stati a chi fa l’annuncio più sensazionale. Una gara che a meno di due mesi dall’appuntamento di Glasgow sta entrando nel vivo.

Ed è proprio la politica degli annunci che non è piaciuta alle associazioni ambientaliste che vedono nell’azione del governo conservatore di BoJo un modo per rimandare ai prossimi anni e ai prossimi governi la responsabilità di azioni forti nei confronti dei produttori di materiali plastici.

Jo Morley, del gruppo di campagna City to Sea, ha detto alla BBC di aver accolto con favore la notizia, ma che questa è “solo la punta dell’iceberg. Abbiamo bisogno che il governo vada molto, molto, molto oltre, stiamo affrontando una crisi della plastica e dobbiamo chiudere il rubinetto”.

“Una consultazione dopo l’altra suggerisce che il governo è più interessato ad armeggiare sui bordi piuttosto che a cogliere l’opportunità di affrontare il problema dei rifiuti di plastica – ha affermato Sarah McMonagle, capo degli affari esteri presso CPRE – Dopo anni in cui si parla di un sistema di restituzione dei depositi oggi si parla di attuarlo entro il 2023. Insomma l’ennesimo posticipo”.

Mentre per Will McCallum (Greenpeace UK) “vietare oggetti di plastica usa e getta come piatti e posate è una mossa positiva, ma il governo del Regno Unito sta semplicemente cercando di recuperare terreno con l’UE. Dopo anni in cui si parlava di essere un leader globale in questo campo, il governo del Regno Unito è riuscito a bloccare un totale di soli quattro articoli in plastica monouso e microplastiche. Questo approccio frammentario e a passo di lumaca non è leadership”.

Sempre McCallum ha affermato che i ministri dovrebbero introdurre obiettivi legalmente vincolanti per dimezzare la plastica monouso entro il 2025 e vietare le esportazioni di rifiuti di plastica. “Il cittadini del Regno Unito sono disposti e pronti ad abbandonare la plastica usa e getta da molti anni e lo chiedono a gran voce. Il governo sta ascoltando?”